La storia dell'arte




L'influenza del vicino continente, principalmente della Cina, determinò in gran parte lo sviluppo della civiltà artistica giapponese, che tuttavia riuscì in ogni epoca della sua storia a sottrarsi a una completa dipendenza, ricercando una propria autonomia attraverso un incessante sforzo di assimilazione e rielaborazione originale di elementi tratti dalla cultura cinese.

 

 

La prima cultura nota del Giappone, imparentata a quelle costiere del continente, è il prodotto della fusione di una primitiva corrente di origine siberiana, con successivi apporti provenienti dal litorale cinese (Shantung, Chekiang). Le prime manifestazioni artistiche di notevole importanza (architettura funebre e oggetti fittili) risalgono al periodo detto delle Grandi Sepolture (100 a.C. - 550 d.C. circa). In questo lungo periodo la Corea, caduta sotto il dominio della dinastia cinese degli Han, fu tramite tra la civiltà cinese e l'arcipelago. Il processo di sinizzazione della civiltà giapponese fu accelerato dall'introduzione, intorno alla metà del VI sec., sempre attraverso la penisola coreana, del buddhismo e dell'arte, a esso ispirata, della Cina delle Sei dinastie, particolarmente quella dei Wei del Nord. Verso la metà del VII sec. si stabilirono relazioni ufficiali con la metropoli cinese Chang-an (od. Si-an) e l'arte dei T'ang fiorì a Nara, prima capitale permanente del Giappone, poi a Heian (l'attuale Kyoto), dove la corte si trasferì nel 794. La cultura buddhista conobbe in questi secoli il massimo splendore, grazie alla protezione del governo che dovunque promosse la costruzione di innumerevoli templi, ricchi di opere di scultura.


 

Alla fine del IX sec., i disordini politici e sociali che in Cina accompagnarono il declino dei T'ang attenuarono la portata dell'influenza cinese. Lontana dalle sue fonti, l'arte giapponese proseguì il suo sviluppo divenendo espressione di un'aristocrazia raffinata, fortemente impregnata di cultura cinese, che creò il clima favorevole alla nascita di un'arte genuinamente nipponica. La pittura detta yamato-e, o nazionale, ne fu la manifestazione più compiuta. Essa continuò a fiorire, con un accentuato carattere realistico, durante il bakufu di Kamakura (1192-1333), che vide l'aristocrazia soppiantata dai militari. Contemporaneamente, la diffusione dell'ideale zen (ch'an) segnò una nuova ondata di influenze cinesi, a cominciare dall'architettura. I monaci zen, affermatisi nel paese sotto lo shogunato degli Ashikaga (1338-1573), introdussero nel Giappone la pittura a inchiostro dei Sung meridionali, che ebbe la sua versione giapponese nel sumi-e, e in Sesshu il suo massimo rappresentante.



Caratterizzato da semplicità e purezza, dall'amore per la natura, il gusto zen condizionò l'architettura e l'arte dei giardini, determlnò, grazie alla cerimonia del tè (cha-no-yu), lo sviluppo dell'arte della ceramica e creò quell'estetica che rimase tradizionale del Giappone. I grandi dittatori succeduti agli Ashikaga nella seconda metà del XVI sec. ebbero gusti meno sobri e affermarono il loro prestigio in castelli riccamente ornati di sculture e pitture su fondi d'oro e d'argento: opere della scuola Kano, che alla tradizione yamato-e fusero le tendenze decorative della pittura cinese dei Ming. Con l'instaurarsi dello shogunato Tokugawa (1600-1868), la pace ristabilita favorì con la ripresa dei commerci lo sviluppo delle tecniche (sete, terrecotte, porcellane, lacche, ecc.) e permise la grande fioritura del periodo Genroku (1687-1709). Se l'arte ufficiale restava in mano alla scuola Kano, la borghesia, di cui era andata accrescendosi la potenza finanziaria, preferiva i grandi decoratori, Sotatsu e Korin, i pittori di fiori e di animali, e orientava la pittura verso temi più familiari, che a Yedo (l'attuale Tokyo) determinarono il successo dell'ukiyo-e, reso popolare dalla diffusione della stampa.



 

Nel XIX sec. la cristallizzazione della società giapponese si ripercosse sull'arte, che cessò di rinnovarsi. L'apertura del Giappone, nel 1868, provocò, con la brusca irruzione della cultura occidentale, un momentaneo squilibrio dell'arte tradizionale e determinò, la scoperta dell'arte giapponese in Occidente e l'instaurarsi di uno scambio artistico fra Giappone ed Europa non meno fecondo di quello secolare con la Cina.




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