Cultura e letteratura


 

 


I primi componimenti letterari giapponesi risalgono all'epoca in cui penetrò in Giappone la cultura cinese. Si tratta per lo più di cronache, ricche di elementi leggendari e mitologici come le Cronache del Giappone (Nihongi o Nihon Shoki), compilate verso il 720 d.C. Allo stesso periodo risale una delle prime raccolte poetiche, la Collezione delle mille foglie (Mannyoshu) cui concorsero numerosi poeti. Alla tradizione di lunghe poesie caratteristiche della Mannyo-ahu seguì quella di componimenti dai versi molto brevi. Nacque anche l'uso da parte degli imperatori di commissionare la compilazione di antologie poetiche.

La prima di queste è la Kokin-shu (Raccolta di poesie). La complessità della vita in Giappone e soprattutto lo svolgersi di cerimoniali barocchi, di cui la corte era il centro, determinarono un evidente formalismo nella poesia, che finì per perdere la sua originaria freschezza. Un'eccezione è data dalla Raccolta dei mille anni (1188).

 



La prosa raggiunse la sua più alta espressione col Racconto di Genji (Genji monogatari) di Murasaki Shikibu nata nella seconda metà del sec. X e vissuta come cortigiana alla corte imperiale. La sua opera è il vasto affresco d'una vita immobile nel tempo, ma in cui i personaggi pur nella stilizzazione del cerimoniale hanno improvvisi sentimenti di amore, di gioia o di dolore. Anche il genere autobiografico e quello storico si svilupparono in questo periodo. Per il primo vanno citati Il Diario della Signora Izumi (Izumi Shikibu Niki) e Il diario della signora Murasaki (Murasaki Shikibu Niki), per il secondo il Racconto della Gloria (Eiga monogatari), una storia eroicizzata della vita di un leader della famiglia dei Fujiwara, e il Grande Specchio (O-kagami), altra storia celebrativa dei Fujiwara.



L'apporto delle donne alla poesia e alla prosa è rilevante. E' da notare che alla corte imperiale e in quella dei signori feudali presto sorse l'uso di scambiarsi brevi messaggi poetici, consistenti in un detto, in un'immagine di pochi versi o in un aforisma, si scrivevano versi nei rapporti erotici come in quelli di cortesia e le donne, educate appositamente alla composizione poetica, vi eccellevano. Con l'ascesa al potere dei guerrieri apparvero storie eroiche celebranti questo o quel clan militare. Altri lavori furono dedicati ai nobili, il cui potere ereditario era stato abbattuto dai guerrieri (Hogen monogatari, Racconto della guerra degli Hogen). Heiji monogatari, Racconto della guerra degli Heiji). Alcune di tali storie erano scritte appositamente per essere accompagnate dal suono della biwa. Non mancano però anche lavori ispirati da racconti e tradizioni popolari. In genere tutta la letteratura giapponese dal XIII al XIX sec. riflette una società feudale immobile nella divisione delle classi. Nel XVIII sec. si incontrano per la prima volta opere di autori borghesi provenienti dalla classe dei mercanti, la classe che era considerata priva di onore sociale, nelle quali è possibile scorgere un'intenzione di analisi realistica e umana.


Tra questi autori i maggiori sono IbaraSaikaku (1642- 1693) e Kada Azumamaro (1668-1736). Sempre nel periodo feudale è da ricordare tutta la produzione sviluppatasi presso i conventi buddhisti e shinto, opera di scuole teologiche, filosofiche e poetiche. Tra la seconda metà del sec. XVIII e la prima parte del XIX fiori in Giappone il kokkei-bon (racconto umoristico) basato su contrasti delle maniere sociali, ma senza alcun tentativo di satira corrosiva.

Eccelse in tale genere Shikitei Samha (1775-1822) con La casa da bagno del mondo (Ukiyo-buro) e La bottega di barbiere del mondo (Ukiyo-doko). La caduta dello shogunato (1868), la restaurazione del potere imperiale e l'arrivo in Giappone delle mode occidentali determinarono una svolta fondamentale. Tra l'altro venne tradotto il Contrato sociale di J. J. Rousseau e molti autori riferirono alla società giapponese i temi dell'autonomia educativa e del ritorno alla natura. Contemporaneamente fu conosciuto Shakespeare, che ha esercitato un'influenza notevole su tutta la letteratura giapponese del sec. XX.

Le vecchie forme di composizione poetica (la forma waka dal verso di 31 sillabe e quella kokku dal verso di 17 sillabe) vennero per un certo tempo accantonate e i nuovi poeti (Mori Ogai, 1862-1922; Shimazaki Toson, 1872-1943) si ispirarono ai grandi poeti romantici dell'800 inglese e tedesco. Lo stesso Mori Ogai si adoperò per far conoscere in Giappone le letterature romanze europee. Un grande successo ebbe a partire dai primi anni del sec. XX la letteratura contemporanea francese, specie i naturalisti come Zola e Maupassant. Seguì un periodo di isolamento corrispondente agli anni in cui la vita politica giapponese fu dominata dai militari nazionalisti, quindi dopo il 1945 il Giappone si aprì nuovamente alle correnti americane ed europee. Tra gli anni '50 e '80 si sono delineati diversi filoni letterari, taluni di ripensamento sulla tragedia della guerra, ma anche sui nuovi splendori del Giappone, altri legati alle mode occidentali e destinati in parte a restare un prodotto di consumo. Hanno continuato la loro attività vecchi scrittori, quali Shiga Nayoa, morto nel 1971, e Kawabata Yasunari, premio Nobel nel 1968, morto nel 1972, mentre via via ne sono apparsi altri raggruppati in tendenze diverse, dai "Proletari" (Shiina Rinzo, Noma Hiroshi), ai "realisti" (Ishihara Shintaro, Oe Kenzaburo).

Ma l'esponente più vero del nuovo Giappone, e forse dell'intera letteratura moderna giapponese, resta senza dubbio Yukio Mishima. Autore d'una tetralogia di romanzi, che inizia con Neve di primavera e finisce con L'angelo in putrefazione, in cui una complessa vicenda si amplia sullo sfondo del Giappone dalla guerra nel 1905 con la Russia fino all'arrivo del consumismo americano. Il 25 novembre del 1970, a Tokyo, Mishima si uccise aprendosi il ventre con la spada dei samurai. Si trovava nel palazzo del ministero della Difesa e prima di uccidersi, stando sulla balaustra del balcone gridò: "Il Giappone muore di prosperità e di vergogna, l'innocenza è venduta in piazza, l'imperatore non più dio per colpa nostra ha cessato di vegliare su di noi". Mishima, tradotto in diverse lingue, ha espresso l'angoscia per la realtà orientale di sentimenti che muore per lasciare il posto alla terribile realtà delle nuove tecnologie e delle multinazionali. A Mishima la grande scrittrice francese Marguerite Yourcenar dedicò il fondamentale saggio Mishima visione del vuoto, pubblicato a Parigi nel 1980.




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