Le celebrazioni del lutto

All' esterno delle case, oggi, la morte è annunciata da enormi corone di fiori di carta, per lo più bianche (un colore considerato triste tanto che è di cattivo gusto inviare fiori candidi a chi vive). Il funerale buddhista è il più diffuso; il sacerdote viene chiamato a leggere le scritture (Sutra) a fianco della salma, che viene poi deposta in una bara di piccole proporzioni. La moglie mette spesso vicino alla salma del suo caro una ciocca di capelli. Dopo la morte, trascorre almeno un giorno prima che si celebri il servizio funebre che è tenuto generalmente in un tempio o in una sala apposita. Generalmente il corpo viene cremato e le ceneri sono poste sotto una semplice pietra rettangolare sulla quale si scrivono alcune parole (brani di testi sacri, una poesia, un ricordo)

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Vi sono cimiteri di tutte le dimensioni: piccoli, raccolti in giardini fioriti di pruni, a fianco di case o templi; grandi, anzi sterminati, nei parchi delle città, sulle colline, o nei boschi. Tutti posseggono un' atmosfera poco funebre e risuonano di voci: bambini che giocano a rincorrersi, innamorati che passeggiano, vecchi che leggono il giornale. Più rari sono i funerali shintoisti; la bara è lunga e i religiosi sono parati di bianco, con la testa coperta da una specie di alto berretto di garza inamidata. Sopravvive ancora in Giappone un sistema di lutto abbastanza rigido: le prescrizioni riguardano i vestimenti, che devono essere chiari ed il cibo (abolita completamente la carne e consigliata la più assoluta frugalità). Vi è una festa dei morti che viene osservata in tutto il Giappone con enorme concorso del popolo: l' O-Bon, «la festa delle lanterne» in luglio: gli alberi dei boschi intorno ai templi sono illuminati da migliaia di lanterne di carta (chochin), le bancarelle splendono di lumi nella notte, il caldo estivo umido e soffocante ha consigliato a tutti un vestito leggero, l' allegro yukata di cotone a fiori blu, bianchi, rossi. La gente invade chiacchierando il recinto dei templi, giunge dinanzi al sacrario e batte in letizia le mani per invocare la divinità. I soliti personaggi delle sere di festa richiamano l' attenzione della folla: mercanti di bonsai, minuscoli vasi di porcellana, di grilli e semi (specie di cicale) in gabbiette di bambù, vecchietti con la barba alla cinese, appuntita, che leggono alla mano alla luce di un lanternino fioco, donnette che vendono pesci rossi in sacchette di plastica e certi campanellini che verranno appesi nella casa aperta nelle giornate estive in modo che possano tintinnare al vento anche più debole.

 

 

La cerimonia raggiunge nel culmine della notte il suo splendore: mille, diecimila lanterne, formate a barchetta, col nome del defunto scritto in begli ideogrammi, vengono affidate alle acque di un fiume o di un lago e scivolano portate via dalla corrente fino a spegnersi lontano. Subentra una grande calma, una dolce tristezza, ma senza dramma: tutti tacciono o mormorano piano nel buio con gli occhi fissi alla propria lanterna. Ma il centro affascinante dell' O-Bon è il senso di aspettativa gioiosa dei morti che ritornano alle loro case: le porte di tutte le dimore sono spalancate, talvolta, in campagna, un fuoco brilla nel giardino a rischiarare la strada, la mensa è imbandita anche per i defunti, li si attende in letizia bevendo il sake (bevanda di riso) e giocando con i bambini, gli ultimi nati, i quali verranno idealmente presentati ai defunti. Così rivivono una tradizione ed una fede nella sopravvivenza degli spiriti e nei legami di sangue.

 

I NOMI


EVOLUZIONE E FASCINO DELLA DONNA


LA GEISHA


LE INFINITE VARIETÀ DI «KIMONO»


LA CERIMONIA DEL TÈ E L’ ORIGAMI


LE CELEBRAZIONI DEL LUTTO


I GIARDINI ZEN

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Le celebrazioni del lutto in Giappone - La guida più completa del Giappone

Le celebrazioni del lutto

All' esterno delle case, oggi, la morte è annunciata da enormi corone di fiori di carta, per lo più bianche (un colore considerato triste tanto che è di cattivo gusto inviare fiori candidi a chi vive). Il funerale buddhista è il più diffuso; il sacerdote viene chiamato a leggere le scritture (Sutra) a fianco della salma, che viene poi deposta in una bara di piccole proporzioni. La moglie mette spesso vicino alla salma del suo caro una ciocca di capelli. Dopo la morte, trascorre almeno un giorno prima che si celebri il servizio funebre che è tenuto generalmente in un tempio o in una sala apposita. Generalmente il corpo viene cremato e le ceneri sono poste sotto una semplice pietra rettangolare sulla quale si scrivono alcune parole (brani di testi sacri, una poesia, un ricordo)

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Vi sono cimiteri di tutte le dimensioni: piccoli, raccolti in giardini fioriti di pruni, a fianco di case o templi; grandi, anzi sterminati, nei parchi delle città, sulle colline, o nei boschi. Tutti posseggono un' atmosfera poco funebre e risuonano di voci: bambini che giocano a rincorrersi, innamorati che passeggiano, vecchi che leggono il giornale. Più rari sono i funerali shintoisti; la bara è lunga e i religiosi sono parati di bianco, con la testa coperta da una specie di alto berretto di garza inamidata. Sopravvive ancora in Giappone un sistema di lutto abbastanza rigido: le prescrizioni riguardano i vestimenti, che devono essere chiari ed il cibo (abolita completamente la carne e consigliata la più assoluta frugalità). Vi è una festa dei morti che viene osservata in tutto il Giappone con enorme concorso del popolo: l' O-Bon, «la festa delle lanterne» in luglio: gli alberi dei boschi intorno ai templi sono illuminati da migliaia di lanterne di carta (chochin), le bancarelle splendono di lumi nella notte, il caldo estivo umido e soffocante ha consigliato a tutti un vestito leggero, l' allegro yukata di cotone a fiori blu, bianchi, rossi. La gente invade chiacchierando il recinto dei templi, giunge dinanzi al sacrario e batte in letizia le mani per invocare la divinità. I soliti personaggi delle sere di festa richiamano l' attenzione della folla: mercanti di bonsai, minuscoli vasi di porcellana, di grilli e semi (specie di cicale) in gabbiette di bambù, vecchietti con la barba alla cinese, appuntita, che leggono alla mano alla luce di un lanternino fioco, donnette che vendono pesci rossi in sacchette di plastica e certi campanellini che verranno appesi nella casa aperta nelle giornate estive in modo che possano tintinnare al vento anche più debole.

 

 

La cerimonia raggiunge nel culmine della notte il suo splendore: mille, diecimila lanterne, formate a barchetta, col nome del defunto scritto in begli ideogrammi, vengono affidate alle acque di un fiume o di un lago e scivolano portate via dalla corrente fino a spegnersi lontano. Subentra una grande calma, una dolce tristezza, ma senza dramma: tutti tacciono o mormorano piano nel buio con gli occhi fissi alla propria lanterna. Ma il centro affascinante dell' O-Bon è il senso di aspettativa gioiosa dei morti che ritornano alle loro case: le porte di tutte le dimore sono spalancate, talvolta, in campagna, un fuoco brilla nel giardino a rischiarare la strada, la mensa è imbandita anche per i defunti, li si attende in letizia bevendo il sake (bevanda di riso) e giocando con i bambini, gli ultimi nati, i quali verranno idealmente presentati ai defunti. Così rivivono una tradizione ed una fede nella sopravvivenza degli spiriti e nei legami di sangue.

 

I NOMI


EVOLUZIONE E FASCINO DELLA DONNA


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LE INFINITE VARIETÀ DI «KIMONO»


LA CERIMONIA DEL TÈ E L’ ORIGAMI


LE CELEBRAZIONI DEL LUTTO


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